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Barnaba Ponchielli, Rolling Stone
Disco splendido e conciso. Minuti essenziali, scanditi taglienti sulle chitarre e appiccicati alle corde vocali acutissime degli Altro. Non un “altro” gruppo punk italiano, finalmente un vero gruppo punk italiano! Come i CCCP degli esordi. Ossessivi e urticanti. Come Bugo, che qui produce. Sopra le righe ma reali. Come i Nuvolablu, gruppo emo nostrano. Col cuore in mano a raccontarci un presente angosciante e ridicolo. I singulti iniziali di Canzone del gabbiano e gli acuti in ascendenza pindarica di Minuto (meno di un minuto) non si possono prendere alla leggera, anche se sprigionano leggerezza in forma di energia. E poi Posta, disperato di lacrime, e la perla acustica di Ancora, e sono altre lacrime, ma di gioia. Catarsi. Miracolo. O del sublime e del conciso.

Arturo Compagnoni, Rumore

Aurelio Pasini, Mucchio Selvaggio
Niente da dire: i pesaresi Altro sono un gruppo di quelli che arrivano subito al sodo, sanno cosa dire, lo dicono e non si concedono un istante in più del necessario per farlo. Tant’è che questo loro secondo lavoro è composto da undici brani per una durata totale di poco inferiore ai diciannove minuti, svariando dai 54” di “Minuto” (appunto…) ai 2’44” di “Rumba”. Tutto e subito, insomma, in perfetto spirito punk. Un dato significativo, ma non fondamentale: ciò che più conta è che “Prodotto” è un disco con pochi eguali nel panorama italico, compatto, potente e preciso come un cazzotto ben assestato, frutto di una personalità immediatamente riconoscibile e perfettamente definita, che si abbevera tanto alla fonte del post-punk quanto a quella della new-wave più gotica, facendone proprie le istanze e comprimendone le strutture, con risultati che difficilmente si dimenticano. In alcuni episodi, allora, il trio pare omaggiare in maniera tutt’altro che pedissequa i primi Wire, altrove si ascoltano giri di basso che non dispiaceranno ai nostalgici dei Joy Division, mentre “Ancora” offre una personale interpretazione di come avrebbero potuto suonare i CCCP in chiave acustica. Ma sono solo riferimenti di massima, che più che altro servono per inquadrare un lavoro – segnaliamo la presenza degli ospiti Bruno Dorella (Ronin) e Bugo, quest’ultimo anche in veste di fonico – per la sua stessa natura sfuggevole e nervoso, e proprio per questo vitale come poche altre cose ascoltate negli ultimi tempi.

Elisa Manisco, Musica di Repubblica

Domenico Mungo, Rockit
Leviamoci subito dagli indugi, comunicazione di servizio come prammatica del recensore impone: Prodotto è stato registrato, mixato e masterizzato grazie all’eloquenza lo-fi di Bugo, Rico/Uochi Toki, Giovanni Versari c/o Nautilus e la cocciuta lungimiranza do it yourself di Pomo@Love Boat.
Bene, ora veniamo a noi. Sedersi di fronte al Mac, inserire il latteo dischetto svelato dalla nera cartilagine impacchettatrice e attivare iTunes per liberare nell’etere e nelle orecchie dell’anima i 19’ scarni e disossati di Prodotto, equivale ad un atto di genuflessione al cospetto dell’identità riaffermata e unica, all’equilibrio fra forma e sostanza, alla freschezza delle idee. Oppure equivale ad un Auto da Fé dell’accozzaglia di dozzinali produzioni indie autoctone: purificazione e isolamento.
Dicevamo 19’, solo? Ma chi può altresì sostenere a cuor leggero che non siano sufficienti o abbastanza? Anzi. L’urgenza di dire e dire bene può essere circoscritta nel ganglio connettivo di 19 fottuti minuti? Assolutamente si! Con un solo, ovvio interrogativo, se fosse più lungo forse il capolavoro sarebbe assoluto, o forse annegherebbe in se stesso. Sarebbe il disco perfetto o si snaturerebbe la sua privatissima visione del mondo? La risposta è insita nel procedere convincente dei suoi oscuri argomenti, e 19’ ci sembra il corrispettivo temporale perfetto di una perorazione riuscita.
Con Prodotto, cornucopia del lo-fi nostrano assimilabile a nessuno prima di loro, i pesaresi e proprio per questo ingovernabili, Altro, devolvono quintali di congrua materia grigia assestata su palinsesti ritmici da patterns di batteria improbabili e innegabilmente incisivi e gravidi come fiumi in piena, e giri di basso imbarazzanti per evocatività. La visione del mondo di cui sopra è figlia di un ermetismo lirico che rifulge di sinistri bagliori e bellezze etiliche, intrinseco al peso specifico di ogni parola, di ogni fonema, di ogni immagine costruita e disintegrata in meno di due minuti.
Un’ipercinetica frenesia melò-drammatica pervade tutto, rabbiosa e pacificatrice al contempo, indulgendo al candore di sonorità ripulite dal mixaggio, ma etimologicamente grezze (ascoltateli dal vivo, appena potete, please). Limpidi nel magma putrido del sottoscala polveroso, piegati senza fiato sulle assi disconnesse di un palco da squat autogestito, determinati nella lucida follia di “un, due,tre…” in sottofondo mentre qualcuno cerca di spiegare il testo. 11 gemme in 19’. Sfiorare la sinteticità ultrasonica del punkhc, nei tempi e nelle attitudini, per disseminare il selciato di fiori belli ed enigmatici come quelli della splendida copertina. Nero lucido, incontrollabile, ALTRO.
Bugo si affaccia di armonica (Ipotesi) e voce (Interquartieri), mentre Bruno Dorella (ex Wolfango ora immanenti OVO) doppia la batteria in Crema. In definitiva, cos’è che ci fa ammalare di questo disco? Probabilmente la sua inquietante sincronicità con i casi della vita di ciascuno di noi. Provateci. Mettete su Prodotto, ascoltate le parole di un testo qualunque e guardatevi dentro… siete voi quelli che si dimenano sullo sfondo in dissolvenza.
Sembra che tutto deragli, che il vento attraversi i corpi e passi oltre,ammorbidendo o inasprendo. Come i casi della vita, appunto. Quelle che spaccano? Interquartieri, Ipotesi, Crema, Circostanza. Il resto? Capolavori sintetici (Minuto, La Canzone del Gabbiano)… paragoni non ne faccio, mi ricordano tutti e nessuno… monito per le masse: un Altro Prodotto è possibile.

Stefano I. Bianchi, Blow Up

Andrea Girolami, Loser
Volendo usare un eufemismo potremmo parlare di un disco “senza fronzoli”. In effetti “Prodotto”, sin dall’essenziale titolo, aspira ad essere il grado zero del rock made in italy. Liriche urlate in faccia all’ascoltatore, chitarre abrasive e tutta l’impressione di prendere in mano degli strumenti perché si “deve” a tutti i costi dire qualcosa di importante. E’ da questo punto di vista privo di mediazioni che la musica degli Altro può essere definita “panc” (come alla stessa band piace traslitterare il genere) non certo per il tenore delle canzoni tutte fortemente predisposte all’implosione. “Ipotesi”, “Rumba”, “Ancora” sono schegge con tutto ciò che questo comporta. Le potreste ignorare per settimane solo per scoprire che a forza di spingere sottopelle vi hanno provocato una ferita del tutto inaspettata, hanno prosperato nel vostro corpo in modo silenzioso eppure inarrestabile. E’ musica delle piccole cose quella suonata da questa atipica formazione a tre capace però di attirare l’attenzione di un personaggio bizzarro come Bugo chiamato a collaborare al disco in maniera più che discreta, forze ingoiato dalla carica emotiva dei suoi compagni di lavoro. Più che seguire le orme di illustri predecessori (si è fatto il nome, tra gli altri, dei CCCP) gli Altro tentano disperatamente di specchiarsi nei loro strumenti eliminando tutto quello che potrebbe intralciarli. Da questo punto di vista gli intensissimi 20 minuti di questo disco suonano come un successo pieno.
Elio Bussolino, Rockerilla


impattosonoro.it

Stavo tranquillamente finendo di scaricare i video del concerto degli Afterhours all’Alcatraz (in quanto impossibilitato ad andarci (e poi entravo in astinenza da concerto)) e nel frattempo che completava “La canzone di Marinella” per ingannare la forte attesa, ho caricato un cd che aspettava composto, in fila e in ordine di essere ascoltato… “uno, due, tre, quattro…” e le casse mi sparano addosso i primi 12 secondi di “Ripasso” alchè esclamo “machecaz! che ho messo sù?”; poi parte la voce e riesco ad afferrare qualche parola e capisco che sono italiani. Allora vado a guardare chi sto ascoltando e leggo Altro – Prodotto, nel mentre è già finita la prima canzone e la seconda la segue a ruota: Rumba, molto più calma della prima, ma ugualmente accattivante. Leggiucchio qualcosa sugli Altro e sul loro nuovo cd Prodotto uscito per l’etichetta Love Boat e prodotto da Bugo, che da una mano coi cori nella terza canzone Interquartieri e suona l’armonica nella otto Ipotesi. Ah le canzoni in totale sono 11 per una durata complessiva di 18’35″… mi son spaventato. Tutto quello che si ascolta è solo musica niente fronzoli, niente arzigogoli e niente prese per il culo ai danni di chi acquista e ascolta gli Altro; questo disco è una perla rara incastonata nel panorama indie, alternativo, lo-fi, hardcore, punk e chipiùnehapiùnemetta italiano. Prodotto in ogni sua canzone e nel complesso ricorda, o omaggia, diversi gruppi e nessuno: potrei citarne a iosa (Q and not U o No Knife o Negazione), ma mai mi vien da pensare che gli Altro in questo disco abbiano voluto fare i “cloni” o cavalcare chissà quale onda, semplicemente hanno fatto quello che sanno e hanno voglia di fare e soprattutto quello che più gli piace in uno stile tutto loro e in un modo di creare e immaginare la musica. “something better vs something more” è scritto sul cd ed è quello che è questo disco: l’essenziale contro il superfluo.
Nel frattempo il cd va avanti e man mano che lo ascolto trovo una scusa dopo l’altra per non interromperlo e passare a vedere i video degli Afterhours che nel mentre son pronti alla visione… ma niente da fare… aspetto la fine dell’album e dopo un attimo di stordimento chiudo WMP e faccio ripartire il cd questa volta prestando molta più attenzione alla musica e alle parole.
Anche la seconda passata non ha minimamente diminuto l’interesse o le sensazioni che queste 11 schegge impazzite creano e al secondo ascolto anche i testi son più comprensibili e vengono fatti propri, perchè ogni canzone è un nostro brandello di vita vissuta; i testi si rispecchiano in quello che noi siamo e in quello che gli Altro sono e vogliono raccontare, che hanno bisogno e urgenza di raccontare.
In conclusione Prodotto è uno dei più begli album che questi primi 5 mesi del 2004 hanno ascoltato: veloce, frizzante, pungente, non c’è mai una pausa e mai viene lasciato il tempo di pensare e il tutto colpisce nel segno e dopo aver ascoltato questo disco tante e tante volte si ha la voglia di vederli anche dal vivo per farsi bombardare di emozioni direttamente dai 3 coi loro strumenti.

Fabio Battistetti, Post?
Il Prodotto è molto semplice: 11 moltiplicato 18 ed ancora moltiplicato per 3: 11 nuove canzoni, in 18 minuti create ed eseguite da 3 persone: gli Altro, uno dei gruppi tra i più anomali ed interessanti dell’intero panorama italiano, con una discografia passata, parecchio interessante (tre singoli ed un album, Candore…); compongono canzoni immediate ed allo stesso tempo innovative, frutto della semplicità che il trio ha in se, sin dagli inizi (metà anni 90), sommata ad una forte urgenza comunicativa.
Prodotto è un album, potente e minimale in una forma estetica inequivocabilmente personale (riconoscibile dai testi, dalla grafica, dalla durata), un connubio tra la wave emozionale ed il punkrock (aggiornato all’oggi), senza nessuna analogia con il fenomeno del punk funk: Altro arriva da un’ esperienza diretta ed attiva nel do it yourself / punk italiano, e probabilmente si sentono un po’ spaesati, ora che sono stati eletti: fenomeno dell’indie italiano di inizio 2004 (dall’uscita di Prodotto c’è un coro quasi univoco che arriva dalle recensioni musicali, dalle webzines, e dalle singole persone tramite i weblogs). Il disco un po’ per la durata ed un po’ per l’immediatezza va ascoltato tutto di fila, da Ripasso ad Astio, la linea musicale è più o meno lo stessa lungo tutti i brani: tempi veloci di batteria, intrecci di chitarra continui e giri di basso in netta evidenza (un po’ alla joy division, per intenderci): il risultato (il prodotto ?) è un flusso unico, come se tutti i brani fossero stati scritti di getto; quello che cambia passando da una canzone alla successiva è il tempo e l’intesità che viene espressa, così suonano perfette le ballate di Minuto ed Ancora; il brano trainante: Ipotesi, arriva quando le battute si fanno più veloci; nel finale, c’è una virata, verso la new wave, con Crema e Circostanza, la prima stenta, mentre la seconda convince a pieno; il brano conclusivo è pura intensità emotiva: Astio, sullo stile dei brani del loro secondo 45 giri: tipicamente Altro. Un’aspetto importante nella costruzione di Prodotto è stata la produzione (Bugo) che ha finalmente fatto uscire tutte le potenzialità del gruppo (nei dischi precedenti il limite era proprio la produzione): dall’accentuare il più possibile le melodie del basso alle sovraincisioni di chitarra ed alla cura della voce.

Giorgio Casari, Tutto

Benedetta Ventrella, Comunicazione Interna
Questo è uno di quei dischi che ti prende con sé, ti entra dentro e non se ne va più. Gli Altro sono tre ragazzi di Pesaro al loro secondo album, dal titolo “Prodotto”. Potrebbe scandalizzare la notizia che dura meno di venti minuti e contiene undici pezzi della durata media di sessanta secondi ciascuno. In realtà, ascoltandolo, si comprende che non serve, non servirebbe niente altro, tanto è denso quello che c’è. Chitarra, basso, batteria e voce, un suono semplice, minimale, ma capace di coinvolgere in maniera unica, di creare “tensione emotiva”, avvalendosi di testi ermetici e puntando tutto sulla semplicità estrema dei suoni, della strumentazione. Purezza, candore ( vocabolo che ricorre dato che era il titolo del loro primo disco). Gli Altro sono questo, sono “altro” in un panorama musicale in cui difficilmente si riesce a trovare qualcosa capace di emozionare e colpire. “Prodotto” suona fresco, intenso, sincero. Credo non bisogna aggiungere nulla …. pardon … altro.

Cantiere Sonoro
Se n’è fatto un gran vociferare e la curiosità premeva per approfondire il discorso Altro.
Sghembi (vedi il lavoro di Bugo in fase di registrazione) e frizzanti eccoli con l’esplosivo secondo lavoro ‘Prodotto’. Assolutamente convincente è il piglio con il quale i tre pesaresi fanno l’inchino per un disco breve ma talmente divertente da lasciarsi girare su se stesso più e più volte.
Evito inutili tentativi di catalogazione per un genere tanto inedito dal richiamare a sè influenze tra le più svariate. Simpatici e non scontati condiscono un’annata già di livello per una scena indie-rock quantomai in periodo di grazia. Sarà la novità o il baccano endovenoso dei tre ma questo è un disco assolutamente da consigliare. E non sarò certo io ad esimermi…

Jacopo, Alta Fedeltà radio show
Secondo Tom Yorke, cantante dei Radiohead, sarebbe ora di smetterla di fare cd che durano 60-70 minuti, ma dare alle stampe solo Ep di 5 o 6 canzoni, che non durino più di 20-25 minuti…
Gli Altro risolvono la cosa brillantemente bombardandoci di affreschi sonori che messi insieme superano di poco i 18 minuti.
Istantanee musicali che difficilmente durano più di due minuti e che lasciano l’ascoltatore spiazzato per i repentini cambi e la voglia di stupire.
Difficile trovare dei riferimenti, certo la new wave è dietro l’angolo, ma se dentro ci sentiste un po’ di Fugazi, un po’ di Cure ed un po’di Marlene Kuntz, non stupitevi, ma riascoltate questo caleidoscopio sonoro, non smetterà di meravigliarvi e incuriosirvi.
E poi, state tranquilli, in poco più di 18 minuti non farete mai in tempo ad annoiarvi…

Id-box
Il nuovo disco degli Altro dura neanche venti minuti. Sarebbe facile liquidarlo con facili asserzioni del tipo sgradevole, inascoltabile, stonato, ripetitivo… breve. Parole che riecheggerebbero fin troppo scontate se appioppate a una band che rappresenta dieci anni di coerenza e sincerità. Sempre meglio essere genuinamente e rozzamente punk negli intenti e nel modo di fare che prendersi troppo sul serio e utilizzare tale etichetta solo quando fa comodo o fa fico. Prodotto è un disco d’un coraggioso e spontaneo pressapochismo, figlio di unestetica casalinga che lo rende estremamente affascinante. La produzione del Bugo tende a valorizzare gli estremi più stravaganti e meno immediati della proposta musicale della band: dal punk-funk delirante di Rumba ed Ipotesi (con tanto di cameo dello stesso) al garage anoressico di Minuto e Astio. Sinceramente ed onestamente punk.

Emi Zanotti, e-mail
Poiché non mi va di unirmi al coro degli elogi (inutile come tutti i cori, tranne quelli che si fanno allo stadio), provo a trovare , semplicemente (?!), una chiave di lettura. Come si vede che ho studiato, eh? 😉
“Prodotto” [potr]è[bbe] essere il disco della sintesi…anomala.
Sintetica è la grafica; ma l’effetto positivo/negativo del libretto segna due estremi opposti (le due facce di una medaglia?): in mezzo, potenzialmente, ci sta tutto.
Sintetico è il suono, nei tempi e nei modi.
La musica, essenziale senza essere minimale.
Le parole, spigolose, quasi rimanenze di testi cui è stato strappato il superfluo.
Ma se generalmente una sintesi tende a rendere univoco il contenuto del discorso, qui ne moltiplica invece i significati (le canzoni coi titoli alternativi, ma non solo quelle), rendendo “Prodotto” un disco[rso] “aperto”, che si presta, oltretutto, a una fruizione sequenziale, quasi cinematografica, oppure a una per frammenti-canzone, liberamente associati.
Io continuo a non trovare similitudini, se non con loro stessi. Ma adesso, pur essendo sempre gli Altro, sono anche…altro.
Si cresce, a volte…

Radio Riot
Resta difficile, da qui, capire perché è tutto come sempre: come dire quello che sono gli Altro? Forse lasciando cose difficili potremmo capire…
E’ possibile ogni volta trovare un’altra parte più forte, restando sicuri che sono come sono: è cosa fatta, come dire “siamo come sempre”. Riprende da qui il prodotto, circostanza oramai fatta di interquartieri ancora sicuri: altri modi, altri se, come fosse sempre vero. Un minuto di ripasso. Ancora una canzone. E tutto perde senso, ma riprende da qui. Più forte, più facile, riparte tutto da Altro.
(queste righe di recensione sono state fatte usando parole tratte dai testi e dai titoli del disco degli Altro. Perché gli Altro parlano da soli, nessuno parla per loro. Né in quello che dicono, né in quello che suonano. Ascoltate questo disco. E’ un Prodotto che vale.)

Marco Delsoldato, Kronic
Un ritorno “importante”.
Sono passati circa tre anni da “Candore”, debutto sulla lunga distanza degli Altro. Pare che loro non si fossero posti molti problemi sul suo successore, persi fra qualche concerto ed impegni vari. Fortuna vuole che qualcuno, poco più di un anno fa, gliel’abbia fatto presente, così i nostri pesaresi si sono messi al lavoro, hanno chiamato anche Bugo e in circa diciannoveminutidiciannove di musica sono riusciti a sintetizzare la loro musica.
Gli Altro o li accetti in partenza oppure puoi fare a meno di provarci. In questo nuovo lavoro sembrano mettersi a nudo, fra un’attitudine che è punk, ma un punk talmente personale che potrebbe anche infastidire delle persone vicine al genere. Sono schegge deliranti ed immediate, che restano in testa dopo mezzo ascolto. Sono istanti acidi eppur puliti nei suoni, in cui la batteria sembra essersi evoluta rispetto al passato, mentre basso e chitarra sono immerse in una sbronza incessante creata da bevande, con alta gradazione alcolica, curiosamente melodiche. I testi, sgraziati ed urlati, sono dei pugni frenetici, non sempre violenti, ma continui, come quando il tuo avversario, già alla prima ripresa, è alle corde e si appoggia al ring per non crollare. La salvezza è il gong di fine inning e questo arriva, come accennato, dopo soli diciannove minuti.
Troppo presto potreste pensare… Confessiamo che il dubbio ci resta tutt’ora, ma la storia della boxe è piena di incontri da applausi terminati dopo pochi minuti. Mica pensavate che gli Altro attendessero il responso dei giudici…?

Damiano Gerli, Kathodik
‘Prodotto è un disco di fronte al quale 3/4 del suddetto indie rock italiano sparisce nel nulla’, così recita il foglietto informativo che accompagna questo “Prodotto”, e in un certo senso è vero!
Intendiamoci, gli Altro si sente che sono piuttosto abituati a farsi i cavoli loro e non a seguire consigli dettati dalla moda o ordini della casa discografica, e su questo hanno perfettamente ragione. I tre suonano un indie rock piuttosto aperto e in your face, piuttosto ristretto in quanto a tempi (18 minuti scarsi in tutto) e modi. Ma a loro va benissimo così e chi ascolta non potrà che essere d’accordo, anche se magari potrà pensare a dei Breeders piuttosto Silkwormati.
Però c’è la sincerita e ci sono le idee chiare, basterebbe citare l’immediatamente orecchiabile ritornello di Un Minuto o le quasi Huskerduiane intro di batteria di Circostanza eInterquartieri o ancora un basso che molto spesso funge da protagonista.
La produzione è curata dall’ormai navigato indie rocker Cristiano Bugatti (al secolo Bugo) e in un certo senso avvicina gli Altro al lavoro dell’artista milanese con questo sound leggermente sporcato e a tratti forse troppo mixato nel centro per servire al meglio i tre strumenti che urlano all’unisono.
Concludono il pacchetto, dei testi di un astruso andante e un libretto davvero accattivante, con una grafica in bianco e nero di grandissima qualità e che vale da solo il prezzo del disco. Ma se avete letto attentamente avrete già capito che la musica da sola vale l’ascolto e l’acquisto, visto che davvero di gruppi indie rock così decisi e originali in italia ne abbiamo davvero pochi.

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